Spiegazione molto semplice del Signoraggio Bancario:
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Come nasce il debito pubblico
Ascoltate fino alla fine e cercate di capirlo, cosi saprete come mai il nostro e tutti i paesi sono in debito:
L’alternativa è cambiare il sistema monetario! oggi le banche sono PRIVATE (bce compresa) creano denaro dal nulla e lo PRESTANO agli stati indebitandoli e obbligandoli a dover restituire quei soldi più gli interessi!i soldi per pagare gli interessi non esistono, perchè ogni banconota che circola nel mondo è stata emessa a debito!per cui il debito non può far altro che salire ed è inestinguibile!per coprire ciò che serve per pagare gli interessi lo stato si fa prestare altri soldi!!
110 e… l’ode, La laurea è un traguardo, qualche volta una vergogna.
di John B
In questi giorni alcuni siti Web complottisti hanno dato ampio risalto alla notizia che una studentessa dell’Università LUM di Bari si è laureata con una tesi sul signoraggio. Il signoraggio è il reddito percepito da chi produce moneta, ossia, in parole povere, da chi stampa le banconote e conia le monete che utilizziamo correntemente. In passato la moneta era “garantita”: lo Stato stampava il denaro (in Italia attraverso la Zecca ) in quantità proporzionata alle proprie riserve di metalli preziosi (tipicamente oro) per cui chiunque poteva chiedere la conversione di una banconota nell’equivalente in oro. Da quei tempi, nemmeno troppo lontani, le cose sono notevolmente cambiate e – per certi versi – sono diventate più complicate e difficili da spiegare. Per semplificare al massimo, oggi il valore di una moneta o di una banconota sta essenzialmente nel suo potere d’acquisto, ossia nel valore che è riconosciuto dal mercato e – in ultima analisi – dallo stesso popolo che la utilizza. La quantità di moneta in circolazione dipende soprattutto dall’esigenza di mantenere stabile il suo potere d’acquisto. Se fosse insufficiente, il suo valore salirebbe ma gli scambi non sarebbero fluidi e il mercato si paralizzerebbe; se fosse eccessiva, si produrrebbe inflazione con conseguente aumento dei prezzi e riduzione del potere d’acquisto fino al punto in cui la moneta non sarebbe più accettata e la popolazione preferirebbe scambiare i beni attraverso il baratto o utilizzare valuta estera. Inoltre, la produzione di moneta è legata comunque a un meccanismo di garanzia: le banche centrali emettono denaro a fronte del deposito di un corrispondente valore in titoli e obbligazioni. E’ proprio qui che nasce il reddito da signoraggio: le banche centrali, infatti, incassano gli interessi dei titoli e delle obbligazioni depositate in cambio della moneta. Questo reddito serve a coprire i costi di produzione e le spese di esercizio delle strutture monetarie. Gli eventuali introiti eccedenti finiscono nelle casse dello Stato. Solo una piccolissima quota di utili può essere suddivisa tra i soci di una Banca centrale: per la Banca d’Italia questa quota è stabilita per legge in un massimo complessivo di 15.000 euro annui. Per tutte queste ragioni, uno Stato non può stampare moneta a proprio piacimento e nessun privato si arricchisce con il reddito da signoraggio che è invece incamerato dallo Stato (e quindi di fatto torna al popolo). La politica monetaria europea è controllata a livello centrale principalmente attraverso lo strumento del costo del denaro, ossia dei tassi di interesse. Si tratta di un meccanismo complesso, che qui abbiamo notevolmente sintetizzato e approssimato, che tuttavia è ben noto a qualsiasi studioso di economia. Ma per i signoraggisti è un’altra storia. Così sono definiti quei sostenitori della teoria del complotto monetario, secondo cui il signoraggio è la differenza tra il valore reale e il valore nominale della moneta. Che significa? Prendiamo una banconota da 100 euro. Quello è il valore nominale. Ma quella banconota non è altro che un pezzo di carta, di filigrana, con un po’ d’inchiostro. Il suo costo di produzione è pari a nemmeno 30 centesimi di euro. Questo è il suo valore reale. Il signoraggio sarebbe la differenza tra le due cifre, che nel caso di una banconota da 100 euro è pari a ben 99 euro e 70 centesimi. E quindi le banche incaricate di emettere banconote, si intascherebbero quella differenza, oltre agli interessi. Si tratta di una teoria talmente assurda e ridicola che non avrebbe senso nemmeno contestarla. Infatti il valore di una banconota è dato dal suo potere d’acquisto. Con una banconota da 100 euro, al distributore, vi danno 100 euro di benzina, mica 30 centesimi di benzina. E se ritornaste quella banconota allo Stato otterreste l’equivalente in termini di servizi pubblici (ad esempio pagando le tasse per l’assistenza sanitaria, i contributi per la pensione, ecc…).


